Associazione culturale Devolution Club

RELAZIONE

all’Assemblea ordinaria

(Bologna, 3 dicembre 2011)

PREMESSA

Con questa sua sesta Assemblea ordinaria il Devolution Club torna a Bologna, città in cui nel novembre 2006 – una volta concluso il convegno PRIN 2004 convegno “Processi di devolution e transizioni costituzionali negli Stati unitari (dal Regno Unito all’Europa)” – ebbe luogo la prima delle sue riunioni assembleari quale associazione culturale.

E pertanto un forte ringraziamento è dovuto ai nostri ospiti bolognesi, e in particolare a Luca Mezzetti che ha offerto al Devolution Club la possibilità di riunirsi nella prestigiosa sede della Scuola Superiore di Studi Giuridici dell’Alma Mater.

Poiché è al 2002 che risale la nascita del Devolution Club come informale gruppo di ricerca, ovvero all’anno in cui muovevamo i primi, ma non incerti passi, è a tale punto d’inizio che il Direttivo ha scelto di riferirsi, in tal modo segnando il primo decennale di vita del Devolution Club: una esperienza, ancor prima che una associazione, la cui idea fondatrice nasceva quasi per caso e la cui storia è ancora breve eppure già ricca di significative realizzazioni nei campi della ricerca e dell’apertura di spazi di dialogo tra culture costituzionali. In fondo, nel 2006, costituendosi in una forma associativa più strutturata e dandosi statuto, organi, appuntamenti fissi, il Devolution Club si dava un nuovo aspetto, ma il suo codice genetico restava inalterato, ovvero quello maturato attraverso l’esperienza della ricerca con le Università britanniche e dei convegni di Belfast, Cardiff, Edimburgo e Londra. A tale spirito delle origini i soci, vecchi e nuovi, sono invitati a fare riferimento per partecipare a un decennale il cui stile sia non celebrativo, ma ispirato a un vivace impegno intellettuale.

NEL DECENNALE

A dieci anni dalla sua nascita il Devolution Club è ancora lontano da aver assunto una fisionomia definitiva, e il decennale, se sarà un reale momento di ripensamento della nostra associazione, può essere una buona occasione per fare il punto su un percorso caratterizzato da una commistione di esperienze consolidate e di prospettive sperimentali.

Tra le esperienze consolidate si possono certamente annoverare i Progetti di ricerca, i Colloqui costituzionalistici e i Seminari annuali.

Per quanto riguarda i Progetti di ricerca, non può essere considerata una mera casualità che ben tre PRIN (2004, 2006 e 2008) abbiano finora avuto come matrice la riflessione, sempre più deliberatamente sviluppatasi nell’ambito della nostra associazione. Questa sequenza di realizzazioni non solo ha fornito una consistente linfa finanziaria a importanti attività di ricerca sui temi della devolution e delle trasformazioni dello Stato contemporaneo (2004), delle “vie di comunicazione” del costituzionalismo contemporaneo (2006) e delle connessioni tra costituzioni e sicurezza dello Stato (2008), ma ha consentito al Devolution Club di affermarsi come un think tank produttore di stimolanti programmi scientifici che hanno tratto vantaggio da un ampio coinvolgimento di attori, nonché come agenzia di coordinamento tra unità operanti in diverse Università italiane. In tal modo si sono anche realizzati numerosi contatti con studiosi europei di valore (la maggior parte dei quali forma oggi il suo Comitato scientifico) e un’impronta sempre più chiaramente pluridisciplinare.

I Colloqui costituzionali, che ormai hanno a Londra una loro base fissa (per il 2012 è in preparazione la VII edizione) e che hanno gemmato analoghe iniziative a Copenhagen, Edimburgo e Parigi (anche se in quest’ultima la nostra associazione, per motivi indipendenti dalla volontà del Direttivo, è rimasta sullo sfondo senza apparire con la sua sigla ufficiale), hanno consentito il consolidamento di una proficua esperienza internazionale, a riprova che per il Devolution Club l’essere una “associazione per il dialogo costituzionale” non è un semplice modo di dire, ma una concreta, effettiva attitudine che ha prodotto significative cooperazioni con Istituti italiani di cultura, rappresentanze diplomatiche, Università e Istituti di ricerca. Meno facili il dialogo e la collaborazione con associazioni scientifiche italiane, ma la cosa, ininfluente sulla nostra attività e sullo spirito associativo, non ci preoccupa più. È inoltre allo studio l’apertura di nuovi contatti del medesimo genere con Spagna, Germania, Maghreb, ma un po’ per non sovraccaricare l’impegno del Direttivo, un po’ perché la messe è grande ma gli operai pochi, queste possibilità sono ancora allo stato progettuale.

I Seminari annuali, dei quali è stata celebrata oggi la V edizione, costituiscono una proposta culturale ricorrente il cui scopo è esplicitamente formativo, come dimostrano il filone tematico cui appartengono (“Il diritto nelle Università europee: scienza, prudenza o arte?”) e l’autorevolezza dei relatori intervenuti (Alexandra Braun, 2007; Raoul van Caenegem, 2008; Otto Pfersmann, 2009; Paolo Grossi, 2010; e oggi Javier Garcia Roca). Al di là del loro intrinseco valore intellettuale, essi sono anche un modo per rendere più “appetibile” la riunione assembleare dei soci e per attrarre un pubblico giovanile di ricercatori, dottorandi e studenti che si rende sempre più nutrito di edizione in edizione. Il Direttivo è infatti realisticamente consapevole che convocare da tutta Italia i soci per una scarsa ora assembleare può essere una pretesa eccessiva, e pertanto il Seminario annuale dà ricchezza alla nostra adunanza periodica coniugando una seria riflessione sulla scienza giuridica a un momento di democrazia associativa che senza esso potrebbe risultare formale e poco partecipato. La formula sembra funzionare in modo soddisfacente.

Prospettive che si considerano alquanto promettenti sono quelle di due filoni seminariali aventi come materia il metodo del diritto comparato e alcuni momenti di storia costituzionale. Si tratta di proposte dall’elevato valore formativo, che finora si sono rispettivamente concretizzate rispettivamente in due e in un solo incontro seminariale, ma che sono suscettibili di trovare continuità proprio nello spirito del decennale.

Nel caso del metodo comparativo, si tratta di un filone di fresca inaugurazione che ha visto due seminari tenuti entrambi nel 2011 a Bari: il primo, sull’insegnamento del diritto comparato nelle Università, ha visto l’intervento di Giovanni Pascuzzi, un relatore proveniente dal settore del Diritto Privato Comparato; il secondo, con Otto Pfersmann proveniente dalla Sorbona, è stato dedicato al tema del polimorfismo delle fonti nel diritto pubblico comparato. Entrambi sono stati tenuti in partnership con la Scuola di Dottorato in Diritto di Bari; un terzo seminario sulle dottrine comparative è in programma.

Il filone dedicato alla storia costituzionale ha finora visto un solo incontro, nel dicembre 2008, che ha preso forma in un seminario sulla Petition of Right 1628 che ha avuto luogo a Roma Tre. In un futuro non troppo lontano questo filone troverà continuità in analoghi incontri che saranno dedicato alle libertà degli Inglesi (aprile 2012) e ai princìpi costituzionali dell’Illuminismo scozzese. Più in prospettiva, non si escludono seminari sulla Repubblica Partenopea e sulla Costituzione egiziana del 1923.

Se per quanto concerne la riflessione sul diritto comparato l’impegno del Devolution Club (associazione alla quale tuttavia non aderiscono più solamente comparatisti, ma anche costituzionalisti, storici delle istituzioni, amministrati visti, ecc.) può essere il dare un contributo di idee al dibattito in corso sul nuovo assetto della comparazione giuridica e un buon veicolo di relazioni con l’AIDC (Associazione Italiana di Diritto Comparato), la lettura storica delle esperienze costituzionali ha come motore la collana “Il Monitore Costituzionale” a cui con propri scritti, a commento di altrettanti testi di costituzioni, hanno contribuito e contribuiranno molti soci secondo un piano editoriale che si propone di dare una testimonianza di quella conoscenza storica che dovrebbe trovare maggiore spazio nell’odierna letteratura giuscomparatistica. La collana è totalmente autonoma rispetto al Devolution Club, ma poiché la maggior parte degli autori che fin qui vi hanno pubblicato aderisce all’associazione, ben evidente è la comune matrice intellettuale che dà corpo a un impegno di riflessione costituzionalistica che si preannuncia di lungo periodo (anche se non privo di difficoltà: i commenti specialistici di testi costituzionali storici “vendono” poco, anche se sul website del Devolution Club le letture delle presentazioni dei 12 titoli della collana finora editi assommano a diverse migliaia).

Numerosissime altre riunioni scientifiche, sotto forma di seminari “volanti”, riunioni, documentazioni, relazioni interpersonali, ecc., hanno infine formato il tessuto di dieci anni di attività del Devolution Club, e molte altre ide e molti altri progetti giacciono nel cassetto in attesa che qualcuno se ne occupi. Per chi avrà la pazienza di farlo, una lettura alle relazioni assembleari degli scorsi anni potrà darne un panorama ricostruttivo, ma in realtà questa lettura sarà poco più che sommaria: il clima della nostra associazione va molto oltre l’insieme di attività e di lavori che può essere documentato attraverso le elencazioni.

Sulle trasformazioni della nostra associazione si è già detto. A tale proposito giova rammentare che la stessa costituzione ed esistenza del Devolution Club ha attratto sia consensi, sia critiche.

I consensi hanno trovato espressione nella nutrita schiera di soci che, prima che le adesioni si estendessero ad altri settori, in origine era tutta proveniente dall’ambito del diritto pubblico comparato; uno spirito partecipativo particolarmente elevato, se non proprio alle assemblee almeno a seminari e convegni, e il profilarsi di molte proposte operative hanno caratterizzato un’esperienza in crescita. Molti colleghi di altri settori diversi dal diritto pubblico comparato, come per esempio costituzionalisti e storici delle istituzioni, non mancano di dichiarare apprezzamento per il ruolo che il Devolution Club sta ricoprendo nell’attuale scenario degli studi giuspubblicistici, e molti giovani (principalmente ricercatori e dottorandi) si stanno avvicinando a noi o comunque seguono con interesse le nostre proposte. E inoltre una quota di Soci onorari di particolare prestigio e autorevolezza, e un non meno accreditato pool di studiosi esteri componenti il Comitato scientifico sono un’ulteriore sintomo di tale consenso.

Quanto alle critiche, che pure vanno registrate e tenute nel debito conto, dalle originarie illazioni che, per via del nome dell’associazione, ci raffiguravano come fiancheggiatori del leghismo, e dalle battute ambiguamente affettuose che giocavano sull’assonanza “devolution-revolution”, esse si sono trasformate in qualcosa di più nello stesso settore del diritto pubblico comparato che forma il territorio di provenienza scientifica di molti tra noi. Esse infatti si sono radicalizzate allorché da “semplice” e presumibilmente inoffensiva unità di ricerca sui grandi decentramenti costituzionali e sulle relative trasformazioni dello Stato il Devolution Club si è trasformato in associazione per il dialogo tra culture costituzionali, a cui sono state attribuite un’etichetta generalista e velleità antagonistiche. Ammesso che lo slittamento “generalista” realizzatosi a partire dal 2006 possa formare oggetto di una critica non del tutto peregrina, ogni antagonismo esula dagli intenti della nostra associazione; ma purtroppo ciò non è stato sufficientemente compreso. Inoltre va oggettivamente riconosciuto che, in uno scenario accademico che è innervato da situazioni di marcata competitività, l’intensità della nostra attività convegnistico-seminariale, i numerosi contatti stabiliti in Italia e al di fuori di essa, una certa qual fisionomia “generazionale” dell’associazione, e soprattutto i tre importanti PRIN fin qui promossi ed effettivamente finanziati, possano essere stati causa di alcuni malumori, fino al punto che – come è stato riferito nella relazione all’Assemblea 2010 – la questione ha prodotto ripercussioni sulla composizione del nostro Direttivo. Bon è certo per rinfocolare elementi di polemica che si fa riferimento a tali situazioni, ma per rammentare – soprattutto a noi stessi – quanto difficile e problematica possa essere, a volte, l’avventura intellettuale.

Ma di certo l’esperienza del Devolution Club è ormai consolidata al di là di ogni dubbio, il che non esclude che alla svolta del suo Decennale non saranno inappropriate una riflessione sullo Statuto e una riorganizzazione della struttura associativa e del suo impegno scientifico.

In tale prospettiva perché non azzardare qualche ipotesi, a cui aggiungere le proposte che saranno espresse dall’Assemblea ? E dunque:

  • dare all’associazione un’organizzazione federativa che valorizzi le unità locali?

  • rivedere la struttura della Presidenza dandole una fisionomia diarchica?

  • promuovere sezioni all’estero e/o aprire le iscrizioni a studiosi di altri Paesi?

  • dare maggiore impulso al potenziamento del Direttivo in chiave pluridisciplinare ?

  • fondare una autonoma collana di pubblicazioni Devolution Club ?

  • realizzare stabili intese di cooperazione con altre associazioni o centri di ricerca ?

LO STATO DELL’ASSOCIAZIONE

Il Devolution Club conta oggi 158 soci (9 Onorari) provenienti da 39 Università italiane.

Alcune nuove iscrizioni sono in anticamera e, tenendo conto di alcune specifiche richieste pervenute ultimamente da colleghi di altri Paesi, l’estensione a soci esteri è una questione finora non affrontata e a cui probabilmente sarebbe opportuno dare risposta anche se l’orientamento finora convenzionalmente osservato è stato mantenere una corrispondenza assimilabile a una membership gratuita, ovvero senza quota annuale.

Quel che può essere utile precisare è che al Devolution Club non interessa proporsi come un’associazione di massa o come aggregazione corporativa.

Anche se è vero che il numero degli aderenti può essere un dato significativo ai fini della misurazione del successo di una formula associativa, giova preferire che la qualità dell’esperienza di un sodalizio scientifico sia commisurata, più che alla numerosità, alla vitalità dei suoi progetti, alla partecipazione e alla capacità di coinvolgimento, alla tenuta di relazioni interne serene e trasparenti. Piuttosto che ragionare – come è stato fatto nelle precedenti relazioni all’Assemblea – su quanti entrano e quanti escono dal Devolution Club, è pertanto più produttivo verificare in che modo stiamo assieme e cosa vogliamo realizzare, e dunque se il Devolution Club sia uno strumento idoneo a realizzare ciò che desideriamo.

Giova citare nuovamente quanto fu dichiarato nella relazione 2009, ovvero che la nostra associazione appariva caratterizzata da «una costante comunicazione tra diversi orientamenti di pensiero, tra gruppi di studiosi anche appartenenti a diverse generazioni e, ove possibile, tra diverse aree disciplinari».

Essa è tuttora così, e nondimeno occorre anche preoccuparsi di questioni più materiali.

Da tempo, per esempio, il Devolution Club soffre della stessa sindrome di altre associazioni: la difficoltà della regolare raccolta delle quote associative.

Trattasi di una questione non meramente venale, ma appunto connessa alla qualità dell’adesione associativa e della sua appartenenza. Vero è che – come ci è stato criticamente rimproverato – promuovendo PRIN ben finanziati il Devolution Club estende l’area della sua attività, ma non più di questo perché operando in tal modo la nostra associazione compie il gesto del seminatore, che getta dei semi che danno frutti attraverso unità di ricerca a volte anche formate da studiosi che non fanno parte di essa (per esempio, i sociologi della Sapienza e i super-esperti dello Stato Maggiore dell’esercito, tanto per riferirci al PRIN 2008), e mai fruiti direttamente dall’associazione stessa.

E pertanto la quotazione dei soci resta l’unico canale di finanziamento – anzi, di autofinanziamento – del Devolution Club, espressione – per tornare alla relazione 2009 – di una «adesione individuale, spontanea e non costrittiva». Se i conti economici, predisposti dalla Tesoreria unitamente a una molto concisa relazione, danno un quadro numerico di tale condizione di povertà, in questa sede non si può che tornare a sottolineare che qualcosa di meglio può essere fatto, da parte di chi sceglie di aderire all’associazione, per garantirne non certo l’opulenza, ma almeno quelle risorse minime che sono rivolte al finanziamento, parziale o totale, di quegli eventi che sono propri del Devolution Club quali i Seminari annuali o i Colloqui costituzionalistici.

Anche la politica della comunicazione interna all’associazione, che si sviluppa attraverso i due consueti veicoli, ovvero le newsletters che circolano sotto il nome di “Info Soci”, e il sito www.devolutionclub.it, va ulteriormente razionalizzata.

Se le newsletters sono un modo ancora grezzo, tradizionale e a volte un po’ invasivo di inviare notizie ai soci, il website (totalmente ristrutturato da oltre un anno) è in evoluzione, anche se con sezioni tuttora non sufficientemente utilizzate o addirittura con i classici “lavori in corso”. Tuttavia una ricognizione quantitativa delle letture risulta molto incoraggiante: gli accessi ai papers, agli scritti contenuti nella sezione I Miscellanea e le presentazioni dei volumi del Monitore Costituzionale assommano a diverse migliaia, segno che chi utilizza il nostro sito non è un lettore occasionale che ferma la sua lettura alla home page e alle notizie. Se inoltre si tiene presente quanto folta sia la componente dei dottorandi che – senza necessariamente far parte dell’associazione – partecipano ai nostri seminari e convegni, di certo una più esplicita connessione tra i Dottorati di ricerca attivi nelle Università da cui provengono i soci potrebbe essere un ulteriore servizio offerto dal website, sì da realizzare finalmente quel concetto di “rete” interdottorale che da tempo è tra le idee circolanti, ma mai è stata resa concreta.

In definitiva, se il Decennale deve essere un “giro di boa” della nostra associazione, l’attenzione alla sua organizzazione strutturale e ai servizi che essa può offrire, nonché ai suoi collegamenti con altre organizzazioni (in primo luogo ISSIRFA-CNR e IACL, ed eventualmente altre) può essere un elemento essenziale di tale tappa evolutiva, tenendo conto della possibilità che l’offerta culturale rivolta dal Devolution Club alla comunità scientifica possa espandersi ulteriormente e rendersi sempre più ricca.

Le questioni di natura economica saranno esposte a parte nella relazione di tesoreria e troveranno sintesi nei relativi conti finanziari su cui si chiederà l’approvazione assembleare.

VERIFICA DEI MANDATI 2011

Prassi del Devolution Club, ormai consolidata, è condurre le proprie verifiche annuali ripercorrendo i mandati emersi dall’Assemblea dell’anno precedente e comparandoli con quanto effettivamente realizzato nell’anno in corso.

Questi gli orientamenti di lavoro alla cui realizzazione l’Assemblea 2010 aveva impegnato il Direttivo per l’anno 2011:

  • realizzazione (in collegamento con le celebrazioni del Centocinquantenario dell’Unità) del Sesto Colloquio italo-britannico, sul tema del pensiero federalistico italiano da Carlo Cattaneo alla riforma del Titolo V (Londra, maggio);

  • realizzazione di un Colloquio italo-francese (Parigi, autunno);

  • supporto attivo agli eventi convegnistico-seminariali inerenti al PRIN 2008 “Costituzioni e sicurezza dello Stato” e, ove finanziato, al PRIN 2009 sulla dignità della persona nel diritto costituzionale ;

  • sviluppo, ove finanziati, dei PRIN 2010 sui temi 1) della sicurezza dello Stato (prosecuzione PRIN 2008); 2) del costituzionalismo islamico (nuovo progetto) ;

  • apertura della consultazione associativa su eventuali altri PRIN ;

  • realizzazione di un’intesa di cooperazione con l’ISSIRFA-CNR per iniziative comuni nel campo del diritto comparato su temi legati alle grandi politiche di decentramento europee e, in particolare, attivazione di un “tavolo bilaterale” italo-britannico su questioni inerenti alle politiche devolutive ;

  • intensificazione dei rapporti con la IACL (International Association of Constitutional Law);

  • acquisizione di fonti di finanziamento autonome da destinarsi all’attività di ricerca e alla partecipazione di giovani soci a convegni, seminari, ecc., ed eventualmente all’invito a eventi associativi di membri del Comitato scientifico.

  • bandire il concorso (con premio) per giovani ricercatori per il migliore articolo, da realizzarsi su un tema prescelto dal Direttivo;

  • realizzazione di un Colloquio italo-tedesco, sul tema del federalismo fiscale ;

  • verificare la praticabilità di un secondo Colloquio costituzionalisitco italo-scozzese ;

  • ripresa dei contatti con il danese Centre for the Constitutionalization of Europe;

  • inaugurazione di un filone seminariale dedicato alla storia costituzionale e alle costituzioni storiche.

  • ampliamento del Direttivo sotto il duplice profilo quantitativo (nuovi 3 componenti) e qualitativo (un privato-comparatista; uno storico del diritto; un politologo), dando mandato al Direttivo stesso di procedere alle relative cooptazioni ;

  • nomina di una Commissione di 5 soci, e di cui facciano parte di diritto due membri del Direttivo, incaricata di elaborare revisioni statutarie e di presentarle all’approvazione dell’Assemblea 2012.

I mandati sottolineati sono quelli che hanno trovato effettiva realizzazione. Ne deriva che il nucleo dell’impegno associativo va individuato nell’attività convegnistica e seminariale che il Devolution Club propone A) direttamente; B) in partnership; C) in supporto; ovvero :

  • Sesto Colloquio costituzionalistico italo-britannico: Londra (Istituto Italiano di Cultura) 16 maggio sul tema I Federalisti italiani da Carlo Cattaneo al nuovo Titolo V della Costituzione; relatore:Giorgio Rebuffa; discussant: Peter Leyland.

Incontro posto sotto l’egida del Comitato per il Centocinquantenario dell’Unità italiana, del cui logo si è fregiato quale sua iniziativa ufficiale; si è svolto in partnership con l’Istituto Italiano di Cultura, la London Metropolitan University e il Federal Trust, istituto di ricerca dei federalisti del Regno Unito. Alta partecipazione dall’Italia e da Londra e molto apprezzata la relazione, con dibattito vivace sui temi delle trasformazioni della statualità tra federalizzazione e devolution.

  • Mentre purtroppo il PRIN sulla dignità umana nelle Costituzioni, pur valutato positivamente, non ha ottenuto il finanziamento richiesto nella tornata 2009, il PRIN 2008 “Costituzioni e sicurezza dello Stato” ha prodotto i seguenti incontri, ai quali il Devolution Club è stato presente insieme alle Università organizzatrici e ad altre istituzioni di ricerca o enti promotori:

§ Convegno “Cybersecurity. Protezione dell’informazione e sicurezza dello

Stato” (LUISS Roma – 9 febbraio 2011) ;

Organizzato dalle unità PRIN “ministeriali” di Bari e di Roma Tre e dall’unità “aggregata” di Roma LUISS, e in partnership con lo Stato Maggiore dell’Esercito, si è valso – su un piano di analisi interdisciplinare – della collaborazione di molti esperti di estrazione pubblico- e privato-comparatistica, costituzionalistica, criminologica, sociologica, nonché del contributo degli esperti in tema di lotta alla criminalità informatica dello Stato Maggiore dell’Esercito.

§ Giornata di studio “La dimensione locale della sicurezza” (Scuola

Superiore di Polizia – Roma, 3 marzo 2011) ;

Organizzata dall’unità PRIN di Roma Tre e del suo Laboratorio MultiComp, è il frutto della partnership di quest’ultima con il Centro Studi sulla Sicurezza della Scuola Superiore di Polizia; sul tema della sicurezza urbana, incontro di letture giuscopmparatistiche, costituzionalistiche e sociologiche.

§ Convegno “Le funzioni di prevenzione e controllo della polizia locale.

Competenze attuali e scenari futuri in Italia e in prospettiva comparata”

(Università di Roma Tre – Roma, 9-10 giugno 2011) ;

Organizzato dall’unità PRIN Roma Tre in partnership con la Provincia di Roma, oltre a

contributi di parte italiana, ha registrato gli interventi di alti dirigenti di corpi di polizia di

Regno Unito, Spagna, Germania e Portogallo.

Eventi, questi, che hanno costituito la base per la realizzazione di Democrazia e sicurezza” (www.democraziaesicurezza.it), nuova Rivista telematica che è nata dalla partnership tra il Laboratorio MultiComp di Roma Tre, la Scuola Superiore di Polizia e il Devolution Club.

Il Devolution Club si è inserito anche nell’organizzazione di alcuni Seminari “volanti” collegati all’Indirizzo “Istituzioni e Politiche Comparate” della Scuola di Dottorato in Diritto dell’Università di Bari sui temi :

§ “I processi formativi nelle università italiane: quale ruolo per la

comparazione giuridica?” (Bari, 28 febbraio 2011) ;

§ “L’uso della giurisprudenza straniera da parte delle corti costituzionali.

Un’analisi comparativa” (Bari, 6 maggio 2011) ;

§ “Laicità e secolarizzazione negli Stati Uniti. Riflessioni sul primo

emendamento della Costituzione statunitense” (Bari, 20 settembre 2011) ;

§ “Il problema del polimorfismo costituzionale: l’evoluzione delle fonti nel

diritto pubblico comparato” (Bari, 5 ottobre 2011) ;

§ “Ordine e conflitto. I paradigmi della modernità” (Bari, 6 ottobre 2011).

Si aggiunge infine il

  • Quinto seminario annuale “Lo studio dei diritti fondamentali tra CEDU e corti nazionali” tenuto in data odierna da Francisco Javier Garcìa Roca dell’Università Complutense di Madrid, che conclude l’anno associativo del Devolution Club e ne apre il nuovo.

I “NOSTRI” PROGETTI DI RILEVANTE INTERESSE NAZIONALE

Mentre è ancora in pieno sviluppo il PRIN 2008 sul tema “Costituzioni e sicurezza dello Stato: scenari attuali e linee di tendenza” (si prevedono una Giornata di studi sul segreto di Stato, Bari – primavera 2012; e quanti altri incontri seminariali le unità di Bari, Roma LUMSA, Roma “Sapienza”, Roma Tre e Siena intenderanno proporre), si attende il bando PRIN 2010.

In preparazione a tale appuntamento, da alcuni mesi sono in gestazione ben tre PRIN: due i cui temi erano stati impostati già con l’Assemblea 2010, e uno che si è aggiunto in seguito a consultazione.

I temi, su cui stanno lavorando i rispettivi coordinatori nazionali, sono:

  • Le emergenze costituzionali ;

  • Il costituzionalismo dell’Islam ;

  • La divisione territoriale della giurisdizione.

Come già accennato, il coinvolgimento del Devolution Club nella promozione di PRIN, da diversi anni assistito da successo, non è stato esente da critiche poiché in esso è stato intravista una forma surrettizia di finanziamento dell’associazione.

Si tratta di una interpretazione infondata: come si legge nei conti annuali e come poc’anzi precisato in questa stessa relazione, il Devolution Club è un’associazione povera che si regge esclusivamente sulle quote dei soci (diversi tra i quali morosi), mentre i PRIN sono portati avanti da unità di ricerca costituite, secondo la normativa vigente, nelle diverse sedi universitarie e da altre che sono espressione di una volontà di cooperazione che prescinde dalla materiale attribuzione di fondi. Distinguiamo pure tali unità in “ministeriali” e “aggregate”: le prime destinatarie di fondi PRIN in via proporzionale ai rispettivi conferimenti, le seconde partecipanti a titolo gratuito.

In tal modo il Devolution Club opera non come fruitore, ma come promotore di progetti di ricerca e agevolatore di processi di collegamento tra gruppi di ricerca, con ciò assolvendo alla sua funzione seminale di associazione culturale produttrice di idee e di coinvolgimenti scientifici.

PROPOSTE PER IL 2012

Tenendo conto di quanto è stato fin qui posto in essere sulla base dei mandati 2011 e di quanto invece è rimasto irrealizzato, nonché di nuove idee sopraggiunte, gli orientamenti di lavoro per il prossimo anno possono essere proposti all’Assemblea nel seguente modo :

  • realizzazione del Settimo Colloquio italo-britannico, sul tema del referendum nel Regno Unito (Londra, maggio);

  • realizzazione di un Colloquio italo-francese, sul tema della comparazione giuridica in Italia e in Francia (Parigi, primavera);

  • sviluppo, ove finanziati, dei PRIN 2010 sui temi 1) delle emergenze costituzionali; 2) del costituzionalismo islamico; 3) della territorializzazione della giurisdizione ;

  • realizzazione di un’intesa di cooperazione con l’ISSIRFA-CNR per iniziative comuni nel campo del diritto comparato su temi legati alle grandi politiche di decentramento europee e, in particolare, attivazione di un “tavolo bilaterale” italo-britannico su questioni inerenti alle politiche devolutive ;

  • intensificazione dei rapporti con la IACL (International Association of Constitutional Law);

  • acquisizione di fonti di finanziamento autonome da destinarsi all’attività di ricerca e alla partecipazione di giovani soci a convegni, seminari, ecc., ed eventualmente all’invito a eventi associativi di membri del Comitato scientifico.

  • realizzazione del Secondo Colloquio costituzionalistico italo-scozzese ;

  • realizzazione sperimentale di Colloqui costituzionalistici in altri Paesi (Germania, Spagna, Maghreb) ed eventuale ripresa dei contatti con il danese Centre for the Constitutionalization of Europe;

  • ulteriore sviluppo di filoni seminariali dedicati: A) alla storia costituzionale e alle costituzioni storiche; B) al metodo e alle dottrine giuscomparatistiche ;

  • ampliamento del Direttivo con un nuovo componente (residuo dei tre deliberati nell’assemblea 2010);

  • nomina di una Commissione di 5 soci, e di cui facciano parte di diritto due membri del Direttivo, incaricata di elaborare revisioni statutarie e di presentarle all’approvazione dell’Assemblea 2013 ;

  • realizzazione di un “Convegno del Decennale” sul tema della devolution da abbinarsi alla prossima assemblea ordinaria (novembre)

Si invita l’Assemblea ad aprire il dibattito su questa relazione e, se lo ritiene opportuno, ad approvarla impegnando il Direttivo – e le persone di volta in volta da questo incaricate – di renderla operativa nei suoi orientamenti programmatici.

Bologna, 3 dicembre 2011

Per il Consiglio Direttivo:

Alessandro Torre