La sentenza in oggetto riguarda la vicenda occorsa a Ms Sadovska – una cittadina lituana stabilita ad Edimburgo con permesso di residenza permanente nel territorio britannico – e Mr Malik – un cittadino del Pakistan residente e lavoratore ad Edimburgo con un permesso temporaneo scaduto all’epoca dei fatti. In procinto di sposarsi, i futuri coniugi erano stati raggiunti da due provvedimenti dell’Home Office che li indicavano come passibili di espulsione per aver violato la normativa sull’immigrazione – Immigration (European Economic Area) Regulation 2006 19(3)(c) – la quale prevede detta sanzione in caso di “abuso di diritto”.

Nello specifico veniva imputato ai ricorrenti la volontà di contrarre un “matrimonio di convenienza” funzionale alla sola acquisizione di diritti di stabilimento in capo a Mr Malik. Le impugnazioni degli atti in questione venivano rigettate tanto dal First-tier Tribunal che dall’Upper Tribunal sulla base del fatto che, in procedimenti aventi ad oggetto questioni migratorie, l’onere della prova spetta a chi presenta ricorso che dovrà dimostrare, sulla base di un bilanciamento probabilistico che garantisca un sostanziale grado di affidabilità probatoria, la bontà delle tesi addotte (nello specifico la genuinità del futuro vincolo matrimoniale). Standard che nella fattispecie, non sarebbe stato raggiunto dagli appellanti.

Dinanzi alla UK Supreme Court Ms Sadovska e Mr Malik hanno lamenatato a) la scorretta applicazione della normativa vigente in ordine alla ripartizione dell’onere della prova; b) l’erronea emissione del verdetto motivato sulla base di un incompleto quadro probatorio che avrebbe enfatizzato le sole incongruenze risultate all’esito degli interrogatori eseguiti dai funzionari dell’Home Office in violazione delle misure di garanzia imposte dalla legge. Secondo la UK Supreme Court, ai sensi dell’art. 27.1 della Direttiva 2004/38/Ec, la libertà di movimento e stabilimento di un cittadino UE può essere circoscritta esclusivamente in casi limitati e dotati di un alto livello di gravità. Inoltre, “one of the most basic rules of litigation is that who assert must prove”, sicché è compito dell’Home Office dimostrare l’abuso di diritto dei ricorrenti e la “convenienza” del loro matrimonio. In particolare si sarebbe dovuto provare che il fine simulato risultasse lo scopo predominante della loro futura unione. In aggiunta, secondo i giudici di ultima istanza, quando si dibatte sull’esercizio di diritti fondamentali derivanti dall’applicazione della normativa comunitaria, la sanzione inflitta deve essere proporzionale all’infrazione commessa. Non basta dimostrare, dunque, che i ricorrenti hanno contratto un matrimonio illegittimo, ma altresì che l’espulsione risultasse una misura adeguata all’abuso di diritto da questi commesso.

Sulla base di tali ragioni, la questione è stata rimessa al First-tier Tribunal perché si pronunciasse nuovamente in ossequio ai principi di diritto enunciati dai giudici di ultima istanza.

 

Il testo completo della sentenza è reperibile al seguente link:

uksc-2017-0031-judgment